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“Il meglio degli uomini”:  Guttmann, Maglio e la nascita delle Paralimpiadi

“Il meglio degli uomini”: Guttmann, Maglio e la nascita delle Paralimpiadi

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I drammatici eventi legati alla Seconda Guerra Mondiale e l’emanazione delle leggi di Norimberga costrinsero milioni di ebrei a fuggire dalla Germania. Tra loro c’erano menti brillanti che cercarono rifugio in tutta Europa per salvarsi dalle persecuzioni naziste.

Una di queste personalità geniali fu quella di Ludwig Guttmann, un neurologo anticonformista che ancora oggi viene soprannominato come il padre delle Paralimpiadi.

Il trasferimento a Stoke Mandeville

Il medico di origine ebrea-ortodossa si formò all’Università di Breslavia e successivamente a Friburgo dove conseguì la laurea in medicina nel 1924. Iniziò la sua carriera a Breslavia all’ospedale Wenzel-Hancke dove, da direttore del reparto di neurochirurgia, condusse approfondite ricerche sulle lesioni al midollo spinale.

Però Guttmann dovette rinunciare al suo ruolo e fu costretto a trasferirsi all’ospedale ebraico di Breslavia, dove durante la famosa Notte dei Cristalli nel 1938 salvò numerosi ebrei dalla deportazione nei campi di concentramento nazisti facendoli ricoverare all’interno.

A causa del crescente antisemitismo in patria, nel 1939, Guttmann decise di fuggire in Gran Bretagna dove nel 1944 venne nominato dal governo britannico direttore del Centro di lesioni al midollo spinale dell’ospedale di Stoke Mandeville, vicino a Londra.

L’ospedale divenne il primo centro al mondo specializzato nella riabilitazione di persone con lesioni al midollo spinale che crebbero notevolmente durante la seconda Guerra Mondiale. I pazienti affetti da tale patologia erano costretti a restare chiusi negli istituti per il resto della loro esistenza e ciò aveva indiscutibilmente un impatto devastante sulle loro condizioni di vita sia fisiche che psicologiche.

Lo sport come trattamento riabilitativo

Il dottor Guttmann era convinto dell’importanza di integrare lo sport nel trattamento riabilitativo sfidando gli approcci tradizionali del tempo. Il movimento fisico era essenziale sia per migliorare la condizione fisica del paziente che per rafforzare l’autostima e la nuova coscienza di sé.

Così, il 29 luglio del 1948, in coincidenza con l’apertura delle Olimpiadi di Londra, Guttmann organizzò i primi Giochi di Stoke Mandeville dove i suoi pazienti gareggiarono nel tiro con l’arco contro i veterani della casa di riposo Star and Garter di Richmond. I giochi furono un successo assoluto e, nel corso degli anni ’50, la competizione si ampliò includendo nuove discipline e crescendo nel numero di partecipanti.

La strada per le Paralimpiadi

Il grande impegno sociale di Guttmann non passò inosservato sia in patria che all’estero e, nel 1956, venne premiato con la Coppa Fearnley. Uno speciale riconoscimento per celebrare chi contribuisce alla diffusione degli ideali olimpici.

L’eco della fama di Guttmann arrivò sino in Italia e alle orecchie del dottor Antonio Maglio che, come il medico tedesco, aveva assistito da vicino ai danni fisici provocati dalle armi della Seconda Guerra Mondiale sui soldati.

Il dottore italiano era affascinato dal lavoro del neurologo tedesco e anche lui era convinto che lo sport fosse la chiave per offrire ai pazienti nuova speranza e nuove prospettive. Maglio abbracciò questa visione innovativa e stabilì con il neurologo un intenso e proficuo rapporto professionale e umano.

Nel 1957, il dottor Maglio fu nominato direttore del neocostituito Centro Paraplegici dell’Inail “Villa Marina“, a Ostia. Ispirandosi ai programmi di sport-terapia di Guttmann, adottò metodologie moderne che rivoluzionarono i trattamenti riabilitativi fino a quel momento sperimentate in ambito medico in Italia. Allargò il ventaglio di discipline riabilitative proponendo ai pazienti la pratica di: atletica leggera, nuoto, pallacanestro, scherma, tennistavolo e tiro con l’arco.

Maglio non si focalizzò solo sui reduci di guerra ma allargò queste terapie anche ai lavoratori infortunati ampliando il ventaglio delle discipline, grazie alla vicinanza al mare. Maglio inserì nei protocolli anche l’idroterapia e fece costruire una barca con una panca che permetteva di calare in mare i pazienti disabili, in modo da sfruttare a fini terapeutici il ruolo anti-gravitazionale dell’acqua. Inoltre, vennero realizzati campi di pallacanestro e i pazienti furono avviati a quasi tutte le pratiche sportive esercitate dagli atleti olimpici.

Tutto questo comportò una significativa riduzione dei tassi di mortalità tra i pazienti, contribuendo a migliorare fortemente il loro benessere fisico e psicologico.

Le prime Paralimpiadi

Il centro paraplegici dell’Inail propose di disputare, in concomitanza con le Olimpiadi estive di Roma del 1960, i primi Giochi Paralimpici moderni che si svolsero dal 18 al 25 settembre a cui parteciparono ben 400 atleti provenienti da 21 paesi. Solo in seguito – nel 1984 –, seguendo lo stesso principio adottato per la Settimana degli sport invernali di Chamonix, l’evento venne riconosciuto ufficialmente come la prima vera Paralimpiade moderna (Olimpiadi Parallele).

Da allora questo appuntamento internazionale è cresciuto a dismisura, fino ad arrivare alle ultime Paralimpiadi estive di Parigi 2024. Lungo la Senna hanno sfilato ben 4.400 atleti provenienti da 180 nazioni. Un cammino straordinario, nato grazie alla geniale intuizione di un uomo il cui credo può essere perfettamente riassunto in una frase tratta dal film “The Best of Men”, prodotto nel 2012 dalla BBC:

“Quei pazienti sono degli storpi, dei moribondi. Te ne sei reso conto? Chi credi che siano?”, gli dicono i critici. “Loro sono il meglio degli uomini!” risponde lui con rabbia.


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